Un italiano su tre non ha mai usato Internet

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Quella che esce fuori dai dati dell’Eurostat – il centro di statistiche europee che ogni anno conduce varie analisi fra le quali anche quella sull’utilizzo della rete entro i confini del Vecchio Continente – è ancora una volta un’Europa a due velocità, almeno per quanto riguarda l’utilizzo di Internet: se da un lato, infatti, alcune nazioni come la Gran Bretagna o quelle più ‘nordiche’ come l’Islanda, la Norvegia e la Danimarca hanno un tasso di utilizzo del web davvero notevole, esiste però un’altra Europa che invece sembra arrancare e che mette insieme la Romania (la peggiore della ‘classe’) e la Bulgaria, il Portogallo e la Grecia.

E l’Italia? Fa parte di questo secondo gruppo e condivide con loro il poco lusinghiero primato del numero più elevato di abitanti che non ha mai fatto uso di Internet. Ma qual è più nel dettaglio il quadro che emerge dallo studio dell’Eurostat? Sicuramente non roseo, soprattutto se si confrontano gli ultimi dati del 2014 con quelli del 2006. Ma scopriamoli più specificatamente.

INTERNET: LA SITUAZIONE IN EUROPA

Il dato confortante è che il tasso di percentuale della popolazione attiva, ossia persone comprese fra i 16 e i 74 anni, che utilizza il web almeno una volta al giorno è del 65% contro un 31% del 2006; di contro, la percentuale di chi invece non si è mai collegato passa dal 43% al 18% in soli otto anni. Ovviamente in questa media europea rientrano paesi come l’Islanda (solo l’1% della popolazione attiva non ha mai utilizzato il web), la Norvegia e la Danimarca (che si piazzano al secondo posto con un lusinghiero 3%) ma anche altre realtà come la Romania (39%), la Bulgaria (37%), la Grecia (33%) e il Portogallo (30%). Fra le nazioni più economicamente sviluppate abbiamo la Gran Bretagna (che migliora moltissimo con il suo 6% visto che nel 2006 era al 29%), la Germania (11% contro un 26% del 2006), la Francia (oggi 12%, nel 2006 46%). Fanno meglio di noi anche i cugini spagnoli che hanno una percentuale attuale del 22% contro il 48% della rilevazione precedente.

Non si differenziano di molto le statistiche relative all’utilizzo dei sistemi di cloud per l’archiviazione dei dati. Se nell’Europa a 28 membri la percentuale di chi lo scorso anno ha utilizzato almeno una volta i servizi di cloud è del 22% (dei quali solo l’11% ha optato per quello a pagamento), in Danimarca – il paese nel quale la percentuale è più alta – si parla di un 42% mentre in Polonia e Romania, le nazioni peggio classificate, la media arriva solo all’8%. La percentuale europea dei giovani in fascia 16/24 che nel 2014 ha utilizzato il cloud è del 35%, molto più alta rispetto alla media italiana.

L'uso di internet in europa

LA SITUAZIONE SPECIFICA DELL’ITALIA

Quello dell’Italia in questa lunga classifica a 28 è davvero il ritratto di un Paese che stenta a mantenere il passo delle nazioni più progredite. Se, infatti, in una graduatoria generale dei non utilizzatori di Internet registra un 32% – in diminuzione, certo, rispetto al 2006 quando la percentuale era del 59% ma ben lontana dalla media europea – seconda solo a paesi come la Bulgaria e la Romania ma peggio classificata rispetto a quelli più culturalmente vicini come Portogallo e Spagna, va comunque segnalato che l’Italia porta a casa uno dei tassi minori di miglioramento rispetto alle altre nazioni: in Bulgaria, ad esempio, si è passati dal 71% al 37%. Addirittura quasi minimo il miglioramento rispetto al 2013 quando in Italia la percentuale di utenti che non si erano mai collegati al web era solo leggermente più alta (34%).

L'uso di internet in Italia

Di sicuro non migliorano i dati italiani relativi all’utilizzo del cloud: ad adottarlo nel 2014 è stato il 17% della popolazione ma la percentuale più alta è sicuramente quella degli utenti compresi nella fascia 16/24 anni mentre livelli insignificanti si registrano nelle altre fasce d’età. In Italia gli utenti che hanno acquistato servizi a pagamento di cloud sono stati solo il 7%.

I dati ottenuti sembrano essere piuttosto allarmanti soprattutto se letti in una chiave sociale più ampia: la popolazione italiana invecchia sempre di più e questo sembra porre seriamente a rischio i dati statistici che risulteranno dalle prossime rilevazioni nazionali.

L’IMPEGNO DELLA POLITICA EUROPEA E ITALIANA: VISIONI A CONFRONTO

L’Agenda Digitale Europea aveva stabilito come obiettivo minimo il raggiungimento di un 15% massimo di utenti che, a tutt’oggi, non avevano mai effettuato un primo accesso ad Internet: nel 2014, invece, la percentuale si attesta al 18% (nel 2006 era del 43%), non molto lontana, quindi, dagli obiettivi stabiliti ma è da sottolineare che la percentuale è data da una media dei Paesi europei. Tale media, quindi, comprende sia l’1% dell’Islanda che il 39% della Romania.

In Italia l’argomento del digitale divide è stato ed è al centro dell’agenda del Governo e di Renzi in particolare che lo considera la chiave di svolta per uscire dall’impantanamento nel quale l’economia nazionale si è inabissata. Tuttavia le iniziative promosse dal Premier – che con il decreto Sblocca Italia ha messo in campo numerose agevolazioni per la creazione della Banda Larga con un credito di imposta che arriva al 50% – sembrano non bastare per colmare il gap che divide l’Italia dall’Europa che conta.

Il quadro impietoso che ci rimanda l’Eurostat fa immediatamente comprendere che da parte dell’Europa occorre uno sforzo maggiore per creare una cultura digitale laddove ancora non è nata spontaneamente, mentre l’Italia dal canto suo deve impegnarsi a sfruttare i fondi a disposizione grazie alla Comunità Europea in modo più proficuo rispetto a quanto è stato fatto fino ad ora.

Eurostat uso internet

This article was written by martin

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